Ogni volta che scrivo post ambigui, flirtatosi o piccantini ricevo una valanga di visite e commenti... tuttavia "Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza" quindi ogni tanto ci vuole anche qualcosa di serio. Tzè!
Nell'ultimo numero del 2005 dell'Economist (per chi non lo conosce, è un giornale veterocomunista stampato a cura di un gruppo trasversale marxista-leninista che in tutta europa si preoccupa solo di mettere in cattiva luce il nostro fantastico presidente del consiglio) c'è un interessante articolo:
"The mountain man and the surgeon, reflections on relative poverty in North America and Africa".
In maniera piuttosto forzata ma interessante nei risultati vengono messe a confronto le due vite di due uomini che grossomodo guadagnano la stessa cifra: circa $600 mensili.
Il primo è Mr Banks, un disoccupato di 60 anni, bianco, che vive di pubblica sussistenza nel Kentucky (USA).
Il secondo è Mr Kabamba, il primario del pronto soccorso di un ospedale pubblico a Kinshasa, la capitale della Repubblica Democratica del Congo.
Indubbiamente il potere di acquisto degli stessi $600 è ben diverso nei due luoghi ma, continua l'articolo, quanto effettivamente è diverso il tenore di vita?
Innanzitutto la famiglia allargata a carico del dottore è di 12 persone, mentre tutti i parenti di Mr Banks sono singolarmente a carico della pubblica assistenza. Inoltre, molte cose date per scontate da Mr Banks (cibo, alloggio, elettricità, automobile, televisione, DVD, aria condizionata, serate al bar) sono ben diverse dalle preoccupazioni di Mr Kabamba (l'elettricità arriva due volte a settimana, l'acqua corrente è un sogno anche per i relativamente ricchi come lui, la sua famiglia mangia carne due volte al mese).
Perchè questo stridente accostamento? L'articolo arriva a mostrare che, a livello oggettivo, un uomo considerato "ricco" nel contesto congolese ha comunque molte più difficiltà materiali che molti "poveri" americani. Il passo successivo è ovviamente chiedersi quale sia la correlazione tra ricchezza oggettiva e felicità.
Posto che il problema è come misurare la felicità in modo sensato, appare abbastanza evidente che questa correlazione sia quasi nulla. Sottolineo: ricchezza oggettiva e non relativa.
Infatti mentre il dottore è stimato e rispettato (ovvero gode di prestigio sociale per via della sua posizione), l'americano ai margini della piramide sociale percepisce se stesso come un frustrato fallito senza speranza. In questo contesto, mangiare carne tutti i giorni al fresco dell'aria condizionata non aiuta per nulla.
Ovviamente queste mie riflessioni guidate dall'articolo NON sono affatto un attacco al modello dello stato sociale, ci mancherebbe!!!
A me interessa moltissimo il tema della felicità, e questo ministudio dimostra ancora una volta che l'uomo è felice solo quando ha di più del suo vicino di casa... un po' squallida come pulsione, no?