Scheda economico politica numero 1 - le forme lavorative flessibili e gli effetti sull'economia
Questo è un tema molto difficile, perchè le valutazioni sono molto difficili da fare a mente fredda, considerato il fatto che il lavoro è una delle componenti che più urta il nostro tenore e stile di vita; nessuno ha completamente torto o ragione.
Esistono, a proposito della legge Biagi, due verità i cui effetti si sommano, spiegando così il perchè possa essere vista positivamente o negativamente a seconda del punto di vista.
Iniziamo con una constatazione onesta: in assenza di contratti di lavoro flessibili, molti lavori non esisterebbero. Questo accade quando il costo dell'unità lavoro diventerebbe, con un contratto a tempo indeterminato, superiore al ricavo ottenibile con l'unità stessa. Se il ricavo ottenibile è fisso, c'è poco da fare.
Tuttavia questo non è sempre vero. Vivo e conosco personalmente molti casi in cui gli stessi lavori esisterebbero eccome anche in forma indeterminata, e l'utilizzo delle forme determinate ha il solo scopo di ottenere dei margini aziendali più elevati e un più alto grado di ricattabilità delle persone.
Faccio un esempio concreto: il mondo della consulenza aziendale, che conosco molto bene. E' un po' grezzo, non terrò conto di molti dettagli, ma è per spiegare il concetto.
Supponiamo che esista un cliente X, che ha bisogno di realizzare un progetto Y e per farlo chiede un preventivo alle aziende di consulenza A, B, C. Entro certi limiti di ragionevolezza, il cliente ha già deciso di fare Y e cercherà il fornitore che glielo farà pagare il meno possibile. Se A, B, C hanno una forza lavoro a tempo indeterminato, il preventivo più basso sarà fatto dalla società più efficiente e con sprechi interni più bassi.
Ma se A inizia a sottopagare i nuovi assunti, sarà in grado di fare prezzi inferiori a X e ad altri clienti. Che faranno B e C? Non hanno scelta, inizieranno a fare lo stesso perchè altrimenti chiuderebbero (a danno quindi di tutti i suoi dipendenti, chiariamolo).
L'effetto finale è che A, B, C sono incentivate a pagare sempre meno piuttosto che diventare più efficienti (quindi si abbatte anche la ricerca e crolla la produttività); i lavoratori di A, B, C vedono calare costantemente il proprio reddito (soprattutto quelli più giovani).
Chi vince? Beh, a prima vista il cliente X che ottiene più o meno la stessa cosa ad un prezzo molto inferiore.
E qui parte la netta divisione tra i paesi civili/economicamente maturi e l'Italia.
Facciamo finta che X sia un grande operatore di telefonia, oppure una grande azienda nel settore dell'energia.
Negli Stati Uniti, o in Inghilterra, X è costretto -essendo a sua volta in un mercato concorrenziale con altre aziende- ad abbassare i prezzi dei suoi prodotti. I lavoratori di A, B, C quindi da una parte (come fornitori) ci smenano, dall'altra ci guadagnano (come clienti).
Che succede invece in Italia? Ci facciamo due risate? L'intoppo è proprio qui! Non essendo un mercato concorrenziale, i risparmi di X sui fornitori vanno solamente ad aumentare gli utili aziendali. Il prezzo dei suo prodotti, infatti, è fissato su altri parametri esterni di regime mono/oligopolistico. E quindi i soliti lavoratori di A, B, C lo prendono nel culo due volte!
Si capisce dove voglio arrivare?
Non è stata la legge Biagi a generare disastri, ma l'applicazione di concetti liberali ad una sola e ben delimitata fascia di persone, che si sono trovate schiacciate dalle altre fasce meno soggette al liberismo.
Quali sono le idee dei due schieramenti?
Per la CDL, il problema non esiste. Ovviamente, visto che il suo elettore medio ne percepisce solo i vantaggi senza pagarne i prezzi. L'avvocato è contentissimo, perchè a parità di reddito (più o meno fissato da regole anticoncorrenziali) può permettersi più beni e servizi.
Prodi è stato invece molto chiaro: è corretto che ci sia una certa flessibilità media, ma questa non deve gravare solo sui giovani. Due interventi sono possibili, e non sono ne comunisti ne dirigisti:
1) Abbassare il costo del lavoro a tempo indeterminato e alzare il costo di quello flessibile, in modo da cambiare l'ottimale mix di allocazione che le aziende decidono. In questo modo per la nostra ipotetica azienda A diventa più difficile iniziare una guerra al ribasso che alla fine danneggia tutti.
2) Aprire i settori chiusi, in modo che l'X del nostro esempio non possa tenersi quanto risparmia sulla pelle degli altri, e sia costretta a "restituire" alla società civile quanto "preleva" su altri fronti.
Entrambi gli interventi sono di stampo liberale, alla faccia di chi ha paura dei "comunisti al governo", e garantiscono la non interferenza dello Stato nell'economia ufficializzando il suo ruolo di giudice imparziale.